venerdì 12 ottobre 2018
mercoledì 20 giugno 2018
venerdì 3 novembre 2017
PERCORSI 2017
sabato 21 ottobre 2017
INFINITAMENTE ARTE
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SPAZIALI, 2017. PALAZZO DEI PRINCIPI BOZZOLO |
Il titolo della mostra Infinitamente Arte, esprimendo l’idea dell’ascesi e del superamento di limiti e barriere, che oltre che artistiche possono essere ideologiche e mentali, risulta coerente al tema assegnato agli artisti: Uniti in un dovere di elevazione.
La dichiarazione di don Bruno Bignami, presidente della Fondazione don Primo Mazzolari “Questa edizione della rassegna invita all’«elevazione dello spirito». Non ci poteva essere tema più in sintonia con la visione dell’arte proposta da don Mazzolari. «Creare è un momento di adorazione» - predicava ai pittori. L’attività artistica parla di bellezza. Mette in stretto contatto con l’azione creatrice di Dio in un duplice senso: essa crea dando inizio a qualcosa di nuovo, ma nello stesso tempo realizza il tempo del riposo per godere di ciò che ha creato. L’augurio è che anche l’odierna edizione del Premio bozzolese sia occasione per elevare lo spirito. Lo è il capolavoro dell’artista, ma anche la gioia contemplativa di chi si ferma con lo sguardo per un istante, abbandonando la fretta del vivere. Uno spirito elevato dalla bellezza sia capace di suscitare amore per il bene nella vita quotidiana. Ne sentiamo il bisogno. Con urgenza’.
Il premio d’arte, ideato da don Mazzolari, nel 1954, abbandonato dopo la sua morte, è stato ripreso nel 2003 con la formula della Biennale, è promosso da Comune di Bozzolo e Fondazione Don Primo Mazzolari col patrocinio del ministero dei Beni Culturali.
a cura di Ivana D'agostino.
artisti : Minou Amirsoleimani, Angelo Brugnera, Antonella Capponi, Silvio Cattani, Elisabetta Diamanti, Gabriella Di Trani, Giulio De Mitri, Antonio De Pietro, Cosimo Epicoco, Giancarla Frare, Veronica Piccolo, Alessandra Porfidia, Teresa Pollidori. Come nelle precedenti edizioni la rassegna rende omaggio a un artista i cui lavori si rivolgono all’espressione del sacro. Quest’anno lo spazio Immagini dello Spirito è dedicato allo scultore Ugo Riva.Intervengono gli storici dell’arte Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Doloris Bianchino e i direttori delle Accademie di Venezia e di Milano, lo scultore Giuseppe La Bruna e il pittore Franco Marrocco, tutti componenti della Giuria.
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| a cura di Ivana D'Agostino |
domenica 17 settembre 2017
IL MIO CANTO
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EMILIO ISGRO' BRUNO CORA'IL MIO CANTICO
Nasce l’uomo della cancellazione o meglio nato da tempo,colui che ha inventato un gesto, una illeggibilità della parola. Ha nascosto il significato,
perché la parola è innanzitutto significato. Una dopo l’altra tante strisce nere, corte, medie e lunghe fino a farne
emergere solamente alcune, chiare e leggibili. Rendere illeggibile
non significa negare e le parole non
sono negate, solamente nascoste. Vivono coperte da uno strato di inchiostro
nero. Nel tempo interi testi, perfino il primo volume dell’Enciclopedia Treccani ('70)ha visto all’opera
le mani di Isgrò. Ieri presso il Salone Papale di San Francesco in Assisi, l’artista
ha regalato al pubblico presente una visione in diretta di una cancellatura, il
“Cantico delle Creature ”. Dopo averne dato
lettura è passato a far divenire ‘opera’ il suo Cantico. Ha indossato un’abito, un camice bianco, un
“medico “ della parola come lui stesso si è definito, ha preso in mano un
pennello ed ha dato atto al suo intervento. Corà ha introdotto l’opera del
maestro e per la terza volta in pubblico si sono presentati insieme in un
dialogo sereno e pacato che ha messo in luce le caratteristiche di una ricerca
iniziata negli anni del primo dopoguerra quando Isgrò nel ’56 si sposta dalla
terra natia (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) a Milano. La fucina della ricerca
e della sperimentazione attiva, dove si ha la possibilità di incontrare
Quasimodo, Fontana , Manzoni, Pierre Restany e attivare un dialogo costruttivo.
Ed Isgrò arriva da poeta, da profondo conoscitore delle parole, apprezzato
da Swharz e Pasolini. Successivamente si sposta per un
decennio a Venezia città ancora più cosmopolita, frequenta gli ambienti culturali, entra
in contatto con Peggy Guggenheim, con Jhons, Rauschemberg.
Non ci è dato da sapere quale sia l’opera che
abbia più divertito Isgrò nell’atto di renderla invisibile. Certo è che in
Assisi ha mostrato a tutti come ancora all’età di ottant’anni la passione e il piacere di ‘operare’ costruendo sono le
dominanti essenziali per riuscire a fare bene un lavoro, che come lui stesso
afferma essere di comunicazione e non di isolamento. Un medico ‘curante’ che ha
inventato una nuova terapia armato di inchiostro e pennello.
EMILIO ISGRO', BRUNO CORA'
Il Cortile di Francesco, Salone Papale, complesso Basilica di San Francesco, Assisi. 17settembre 2017
www.cortiledifrancesco.it |
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